Panorama fa un po’ il punto della situazione sul ruolo dei padri, mentre si parla anche di affido condiviso dei figli. A fare da filo conduttore è l’istituto della mediazione familiare, stavolta indicato anche a livello di raccomandazione legislativa come “strumento obbligatorio per le coppie che intendono divorziare”.
Indubbiamente quello della mediazione è strumento molto utile e più qualificato per la sistemazione dei rapporti tra coniugi che desiderano separarsi e divorziare,o che l’abbiano già fatto e vogliono “organizzarsi” con la loro nuova vita e lo è non tanto dal punto di vista delle competenze, quanto proprio per l’approccio alla questione, già illustrato in questa sede.
Panorama descrive i padri come più attivi nell’educazione dei figli, più presenti ed anche competitivi con le compagne. Le spiegazioni sono delle più varie; alcuni dicono che in tempi di precarietà gli uomini si sono resi conto che né il lavoro né una relazione sono tutto, e che i figli sono per sempre. Per questa ragione, in caso di separazione e divorzio tendono a rivendicare un ruolo di maggior partecipazione nella vita e nell’educazione dei figli. Insomma, sembrano definitivamente passati i tempi dei padri-assegno, con i conseguenti rischi di competizione egotica che indubbiamente ne possono derivare. Qui la mediazione può ampiamente dire la sua, cominciando dal portare la consapevolezza che il fine settimana coi figli non è un diritto che si deve vincere o strappare in un’aula, ma l’opportunità di partecipare alla vita degli stessi per poter continuare ad esercitare il proprio ruolo e la propria funzione socio-educativa anche in assenza di coabitazione continuativa. Per poter svolgere al meglio questa funzione, chi ha studiato e si è esercitato per combattere in un tribunale ha una forma mentis che in via generale non fa al caso. Per quanto siano buone e positive le intenzioni è come chiedere ad un ciclope di rimettere un piccolo perno in un orecchino. Non si sono formati per questo. Molti avvocati fanno ricorso alla formazione per mediatori, e spesso si trovano in una sorta di limbo comportamentale e decisionale, con due voci che parlano e che confondono.
Tutto questo assume ancora di più rilievo con la legge 54/2006 sull’affido condiviso. Troppo nuova per essersi formata una giurisprudenza solida ed un orientamento ben definito, si finisce per basarsi sulla situazione pre-legge. Peccato, anche se sappiamo che la situazione è temporanea, grazie al disegno di legge n.957 che si propone di cambiare le carte in tavola. In esso si sposta l’attenzione sulla mediazione familiare. Testi legislativi e relativa giurisprudenza sono troppo lenti a recepire le mutate esigenze sociali, e quindi si affida la gestione di un aspetto fondamentale e critico a qualcosa di estremamente dinamico, più rapido e meno formale che spesso riesce a lavorare di cesello, soddisfacendo tutti e tenendosi nuovamente pronta al primo segnale di cambiamento.
Affido condiviso, mediazione che toglie gran parte del lavoro ai tribunali a favore di un ambiente più salubre per i figli sono soluzioni auspicabili non tanto per la speditezza e l’economia dei giudizi, ma anche e soprattutto per le conseguenze positive che hanno sui figli, alla luce del fatto che il numero di divorzi in Italia è in aumento fervido, una delle poche cose che non conosce crisi ma che invece registra una brusca tendenza al rialzo (dal 1995 ad oggi le separazioni sono aumentate del 60% ed i divorzi quasi raddoppiati).
Sensibilizzare ed informare le persone dell’esistenza della mediazione familiare è attività auspicabile. Sottolineare che un mediatore non toglie il lavoro a nessuno (l’avvocato è necessario davanti al giudice tanto quanto lo era prima) e che i tempi sono più ragionevoli, che un mediatore opera in un contesto ed un ambiente meno belligerante di un tribunale, al quale si accede alla fine del percorso e a cose fatte, è ciò che fortemente consigliamo e che continueremo a fare.
L’elenco dei mediatori è disponibile presso il sito dell’associazione italiana mediatori familiari.
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