La vera leadership è indipendente dai contesti nei quali opera. Possiamo parlare di leadership ovunque. I veri leader sono e sono stati politici, imprenditori, mistici, uomini di fede, condottieri. Ogni generazione ne ha almeno uno in ogni campo.
Quando parliamo di leadership, dobbiamo sempre tener presente che il contesto è un elemento accessorio ad essa. L’ambiente offre lo scenario affinché la leadership possa manifestarsi, la rampa di lancio sulla quale far decollare le proprie idee.
La vera leadership ha sempre una caratteristica: la sua direzione.
La vera leadership è sempre orientata verso un punto d’arrivo, costantemente tesa verso di esso. Per usare un termine della PNL, la leadership ha un metaprogramma di tipo “verso”.
Incarnata nella sua figura, quella del leader, essa punta sempre verso l’obiettivo che si prefigge. Nessun leader ha mai agito “via da”. Neanche Mosè, che non fugge dall’Egitto ma procede diretto verso la Terra Promessa.
In tutti i discorsi, in ogni manifestazione di autentica leadership emerge fortissimo questo elemento.
“I have a dream” di Martin Luther King Jr. ne è una delle espressioni più autentiche: “non ci sarà in America né riposo né tranquillità fino a quando ai negri non saranno stati concessi i loro diritti di cittadini.” (tratto da AA. VV I Have a Dream, ed. Rizzoli, 2006) Traspare, in queste parole, la tensione costante verso l’obiettivo, obiettivo che viene delineato con altrettanta ecologia: “Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo dalla coppa dell’odio e del risentimento” e fermezza di intenti “Io ho un sogno. Che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.”
Questa è autentica leadership, una leadership che neanche la morte ha saputo fermare. Un testimone raccolto e passato sempre in avanti, sempre verso la meta, mai via da qualcosa che ostacolava il suo cammino.
È una tensione, un convergere verso il fine ultimo la caratteristica portante della vera leadership. Che si trova in tutti gli ambiti, che le fanno solo da contenitore. Pensiamo per esempio al discorso di Giovanni XXIII all’apertura del concilio vaticano II: “Continuiamo dunque a volerci bene, a volerci bene così; guardandoci così nell’incontro: cogliere quello che ci unisce, lasciar da parte, se c’è, qualche cosa che ci può tenere un po’ in difficoltà.” Ancora una volta c’è questo elemento, un vero e proprio leitmotif che, come vedete, è trasversale ai contesti. Che si ripresenta anche subito dopo: “E poi tutti insieme ci animiamo [...] continuiamo a riprendere il nostro cammino.”
Anche nelle semplici parole di Henry Ford “Cerco molti uomini con l’infinità capacità di non sapere ciò che non può essere fatto.” emerge tutta la forza di questa direzionalità, la stessa che troviamo quando brillantemente trasforma una logica “via da” da un tendere verso l’obiettivo: “Molte persone spendono più tempo ed energia a girare attorno ai problemi che a cercare di risolverli.”
Per questo ogni vera e autentica leadership che sia tale deve puntare verso un obiettivo, un punto d’arrivo verso il quale tendersi spasmodicamente e costantemente. Laddove seguiamo progetti, ideali e percorsi che, anziché dirigerci verso un punto, hanno come primo scopo quello di allontanare ciò che trovano, non siamo in presenza di vera leadership; stiamo cavalcando un’onda che non sappiamo dove ci sta portando.
Tendiamo sempre verso un un obiettivo, verso la sua costruzione, portando ognuno il proprio mattone.
Questa è vera leadership.
La direzione della vera leadership
Published: 01 June 2009 9:15 AM UTCPosted in: Leadership
Ben scritto, Nicola.
Sono proprio d’accordo con te.
Troviamo prima quello che identifica la leadership, poi quello che differenzia le tante leadership:
- di sè vs degli altri
- focalizzata o pervasiva
- positiva o negativa, ovvero verso quale bene?
Ma centrale è la dinamica verso perchè si possa esercitare la guida.
Il via da rimane la chiave per evitare l’emergenza, il periodo, la pozzanghera che inzacchera.
Come se il “verso” dia la direzione e il “via da” il sistema di controllo e verifica.
Il via da può comunque essere una chiave fondamentale per motivare all’azione, ma non sufficiente per sapere dove si sta andando.
Grazie per lo stimolo,
Luca
Ciao Luca,
sono io a ringraziare te per il commento e le osservazioni.
Dobbiamo raggiungere un concetto base di leadership, altrimenti non è possibile neanche distinguere o introdurre le modalità alle quali fai riferimento, se non con il rischio di voler specificare una cosa che non è ancora troppo definita, con i rischi conseguenti.
Anche in momenti di emergenza, affinché la leadership possa trovare un fondamento, non può esserci – per la leadership – un via da. Purtroppo questa modalità tende a rimanere troppo congiunturale o fine a se stessa, si esaurisce nel momento in cui ha raggiunto la sua utilità momentanea. Spesso è, ai fini dei progetti e leadership a lungo periodo, causa di rallentamento o di confusione. Come del resto tu stesso affermi alla fine del tuo commento.
Grazie ancora dell’intervento, un abbraccio,
Nicola
Grazie anche da parte mia, Nicola.
Sottoscrivo il commento di Luca. Il nostro comune maestro Robert Dilts ha tradotto questi elementi nel modello vision to action alla Walt Disney, in cui il sognatore agisce in modalità “andare verso” il critico in modalità “allontanarsi da”. Pur essendo essenziale la parte critica, non può essere il motore di chi vuole “creare mondi ai quali le persone desiderano appartenere”…
Grazie mille del tuo intervento, Luca.
Approfitto per dire che linkerò sia tu che l’altro Luca in questo blog, è un piacere condividere le vostre idee.
Proprio dal seminario che Robert ha tenuto a Firenze a Novembre 2007, e che ho avuto l’onore di tradurre, emerge il seme che mi ha portato a riflettere sulle caratteristiche base della leadership.
Il modello Disney è fondamentale, ed è un’evoluzione, e come giustamente sottolinei tu, pur essendo essenziale, il modello del critico non ha ragione d’essere se manca il sognatore.
Quindi, è un piacere che tu, Luca e Robert sosteniate quanto affermato in questo post.
E sappiamo bene quanto vogliamo creare un mondo al quale appartenere…