La prima impressione che si ha quando si lavora con John Grinder e Carmen Bostic St. Clair è che si sia davanti a qualcosa che stravolge un modo di pensare consolidato nel tempo. Ad un certo punto, tutto sembra rovesciato, come trovarsi appesi a testa in giù, come nella famosa carta dei Tarocchi, l’impiccato, che rappresenta uno stato confusionale prima di un cambiamento.
Man mano che il loro punto di vista, che i concetti illustrati si fanno strada nelle nostre menti, si capisce che in realtà ciò che John e Carmen fanno è riportare alla superficie una forma d’arte che ha consentito la creazione di cose bellissime, durevoli ed immortali.
L’attenzione posta sulla forma, distogliere l’attenzione dal contenuto e concentrarsi sulle manifestazioni altrui, assumendone tutte le caratteristiche rappresenta il modo migliore di fare quel salto di qualità verso l’eccellenza, la massimizzazione delle proprie possibilità.
Non è forse l’occhio alla forma e non al contenuto che ha permesso a Michelangelo di creare il David? Se si fosse fatto scoraggiare da quel vuoto presente nel marmo, forse anche lui come Leonardo avrebbe rifiutato quel pezzo di pietra. Non Michelangelo che, una volta più geniale di Leonardo, cominciò a tirare fuori la forma dal suo involucro e, una volta trovato l’ostacolo, ha saputo affrontare la cosa in modo che l’osservatore non percepisse nulla. Vi siete in fatti mai domandati perché una delle caviglie poggia su un ramo? Se lo toglieste, vedreste che il polpaccio non è allineato con la coscia. Ma con il ramo, tutto è perfetto.
Questa è un’ottima metafora per il coaching.
Questo è ciò che si impara con Grinder e Bostic.
Questa è la differenza che fa la differenza.
Uno spettacolo di metafora che descrive perfettamente la meraviglia che si prova davanti a tanta eccellenza, grazie
Grazie Valeria!
Tu che eri lì sai benissimo di cosa sto parlando…