Tra i vari compiti del coaching il principale, quello di motivare e trovare la soluzione più rapida, ha dalla sua un forte alleato nel principio di utilizzazione.
Si tratta, molto semplicemente, di utilizzare gli elementi e le suggestioni del cliente, riformulandole in maniera diversa. Tutto questo permette di addivenire al modo migliore di impostare la cosa nel tempo minore possibile, consentendo un risparmio di tempo ed un deciso guadagno nell’efficienza ed efficacia del risultato.
Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con il problem solving, sia a livello di disciplina che per essere personalmente venuto a capo di numerose questioni, sa benissimo che la verbalizzazione e l’esposizione complessiva del “problema” contiene al suo interno la modalità migliore, più rapida ed efficiente di soluzione. Spesso, però, non viene raccolta o semplicemente, poiché considerata una delle matrici del problema, trattata come un lebbroso. La realtà è che, se usata nel giusto modo, essa invece offre un punto importante sul quale far leva.
Nell’esposizione del problema esiste cioè il modo migliore per il suo superamento. Quello che il coach deve fare è motivare il cliente, sia esso un’azienda o una persona. Così facendo, il cliente verrà stimolato, motivato ed incoraggiato a compiere certe azioni e ad intraprendere determinate strade, rinforzando la fiducia in sé e nei propri mezzi. Quello che in ultima istanza deve essere un coach, ma anche un mentore, è colui che risveglia un’attitudine o una potenzialità rimasta per troppo tempo silente nel suo cliente.