Crisi e ripresa: investire nelle persone

Crisi e ripresa: investire nelle persone

L’articolo appena letto sul feed di Repubblica ribadisce un concetto che andrebbe impresso a caratteri cubitali nelle nostre menti: “Fare ripartire il paese per riprendere il corso precedente significa sprecare una grande opportunità.”
L’opportunità più grossa viene offerta dal ripensare il modo di rapportarsi al proprio lavoro. Ogni volta che un’azienda o un imprenditore richiede i nostri servizi, ciò che puntualmente notiamo è che il cliente sa sempre dove vuole andare e in quanto tempo; quello che spesso manca è un rapporto proattivo e costruttivo con le persone che concorrono alla realizzazione. Tutto questo non significa che l’imprenditore non sia attento ai bisogni dei suoi collaboratori e lavoratori dipendenti, anzi spesso è proprio l’opposto. Significa più semplicemente che, nel disegno totale della realizzazione di un progetto, il punto dove questi collaboratori entrano in gioco è abbastanza oscuro. Ad un certo punto, cioè, devono per forza farlo; ma qual è il momento migliore e quando tutto questo permette miglioramenti straordinari a costo e impatto zero? Per forza tutto questo coincide con la fase esecutiva e di evasione dell’ordine procurato dall’imprenditore e dal business?

In un mondo dove andare in vacanza sul Mar Rosso costa dieci volte meno che in Versilia poco sembra avere una logica. Montare su un aereo, stare a pensione completa con un mare bellissimo conviene più che andare in auto in un luogo del nostro paese, dove quando parliamo ci capiamo e siamo a casa nostra. È evidente che gli assetti sono cambiati. I luoghi esotici che un tempo erano appannaggio dei benestanti adesso cambiano volto, tutti cominciano a capire che possono andarci anche loro, che la cosa non è né proibitiva né socialmente strana. Al punto che si prende a prestito per andare in vacanza, cosa che prima si faceva solo per acquistare beni di prima necessità. I resort assomigliano più ad agglomerati urbani residenziali che alle ville stile Costa Smeralda.

A questo spostamento di possibilità corrisponde un’altrettanta sviluppata consapevolezza di quello che è il loro apporto contributivo alla causa lavorativa, oppure il lavoro è ancora visto come un qualcosa che dà da vivere, da svolgere quindi nel miglior rapporto costo/beneficio?

Ecco perché questa crisi offre un’opportunità senza precedenti: cambiare il rapporto che le persone hanno con ciò che stanno facendo. Non più pensare che sostanzialmente viene data la propria forza lavoro in cambio di un salario, quanto che il nostro compenso è funzione della nostra collocazione all’interno del processo produttivo.

Poco prima delle vacanze siamo stati contattati da un imprenditore preoccupato dalla crisi e intenzionato a salvare la propria produzione ed il posto di lavoro ai suoi dipendenti. La produzione era stabile, i costi aumentavano così come anche il malcontento nel personale. Sembrava che l’unica alternativa fosse tenere la produzione aumentando i costi o sospenderla per un po’ di tempo, riducendo così gli stipendi.
Dopo aver preso informazioni, non è stato difficile capire che, pur essendo tutti molto ben intenzionati, quasi nessuno aveva idea di dove si collocasse il proprio contributo alla causa; la cosa funzionava, insomma, a compartimenti stagni: l’imprenditore doveva procurarsi il lavoro, trovare i clienti, portare a termine la trattativa, pensare a come migliorare il prodotto, dopodiché entravano in gioco gli altri. La produzione però aveva una conoscenza migliore dei materiali e dei tempi di fabbricazione, quindi ben avrebbe potuto coadiuvare l’imprenditore in alcune di questa fasi. Lavorando in questo modo, sviluppando anche un’identità di ruolo e di mansione, è stato possibile non solo mantenere la produzione, ma addirittura portarla a termine in minor tempo, riducendo così anche i costi di impianto e di utenze. Tutti salvi, qualità migliorata, personale più contento e addiritura orari di lavoro ridotti (in un paio di occasioni il tempo per produrre la quantità è sceso di addirittura una giornata, con minor stress e risparmio ulteriore di utenze.)

Questa è secondo noi la grande opportunità offerta da questa crisi: sapere che tutti ormai concorriamo alla stessa cosa e che divisioni e settorialismi sono non solo controproducenti ma addirittura dannosi.

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