Chiedere il nostro valore, aiutare le persone, lavorare bene e vivere meglio

Chiedere il nostro valore, aiutare le persone, lavorare bene e vivere meglio

Tutti noi adoriamo fare ciò che facciamo, soprattutto ogni volta che si presenta una sfida sotto forma di un nuovo cliente. Il grande dubbio che ci assale è quanto dobbiamo chiedere? Troppo spesso la nostra valutazione omette il valore del nostro servizio e del nostro contributo, l’unico parametro che è giusto considerare come riferimento.
Applicare un compenso in linea col nostro valore significa riconoscere la nostra professionalità e l’importanza del nostro contributo. Assicuriamo inoltre un maggior rispetto verso il cliente. A volte infatti si tende a guadagnare un nuovo cliente chiedendo una tariffa minore dei nostri meriti e alle nostre capacità. Se da un lato il cliente potrà essere stimolato a sceglierci, dall’altra parte tutto questo può portare a svolgere il lavoro in condizioni meno che ottimali. Così infatti ci mettiamo da soli alla prova, partendo svantaggiati e lavorando con tensione ed apprensione, quando invece dovremmo essere sempre sicuri del proprio valore, rispettandolo ad ogni costo.

Chiedendo il compenso commisurato al valore e al contributo che diamo, invece, aiutiamo il nostro cliente a capire dove può migliorare e in che modo la nostra opera ha reso possibile i risultati desiderati che è stato così possibile ottenere.
Una cosa del genere diventa tanto più evidente quando attraversiamo momenti difficili, come mi è accaduto ultimamente. Una fastidiosa ernia mi ha costretto a letto e a casa per più di un mese, durante il quale ho capito che incidenti come questi sono conseguenza di messaggi, segnali inviati dal nostro corpo e dal nostro inconscio e da noi sempre ignorati, fin quando non possiamo fare altro che prenderne atto. Dopo 16 mesi molto intensi, vissuti a grandi ritmi e a grandi risultati, l’attitudine che stavo assumendo era continuare a fare ciò che facevo anche laddove il mio contributo era sottovalutato o non riconosciuto appieno, pur sapendolo perfettamente. Tutto questo ha portato inevitabilmente ad una insoddisfazione di fondo che si è ripercossa in tutti i campi. Quando un segnale del genere viene ignorato, il pericolo è che si ripresenti sempre più spesso e sempre a livelli più alti. E così è stato.

In altre parole, è impossibile rispettare gli altri se prima non rispettiamo noi stessi, ciò che facciamo e diamo. Chiedere ben consapevoli del nostro servizio e del nostro contributo è una forma di rispetto verso tutto e tutti, noi stessi per primi, un modo per fare al meglio ciò che facciamo, avere clienti contenti e vivere meglio. Quando, invece, siamo i primi a limitarci o a non valutarci adeguatamente, perché il resto del mondo dovrebbe fare diversamente?

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