La domanda sembrerebbe scontata e di facile risposta, ma dopo quello che ho visto ieri comincio ad avere più di un dubbio.
Alla presentazione dell’ennesimo libro in materia, che si propone di svelare il non visibile della PNL, dopo un’ora e mezzo di chiacchiere sono scappato sconcertato, dimesso e tutto sommato anche basito.
Già l’apertura della presentazione da parte di un docente specializzato in Gestalt, usciva subito dal seminato, coprendo il concetto di verità, cosa essa sia e di come l’uomo non la possa percepire perché dotato di spazio cognitivo limitato (è stato pure paragonato ad un’insalata, che parlava quindi l’insalatese!) – e poi perché confinare la PNL al solo ambito terapeutico, nonostante sia estremamente efficace?
Ciò che però mi ha sorpreso più di ogni altra cosa è che quando me ne sono andato, e lo ripeto – dopo un’ora e mezzo, nessuno degli Autori avesse spiegato cosa sia la PNL, su cosa si basa, chi ne sono i fautori e via discorrendo. Si è discusso di Aristotele, Cicerone e i filosofi della scuola tedesca. Una serata persa parlandosi addosso. Che ha senz’altro disinformato i presenti accorsi nella speranza di saperne qualcosa. In soldoni, un pessimo servizio alla PNL.
Perché, in fondo, cos’è questo “modello PNL” se non un non-modello, che nasce dall’osservazione empirica e che dopo una costante pratica qualcuno ha codificato e sistematizzato in un corpus di regole e procedure dalle quali si sono poi estratti dei postulati? Da questo punto di vista, l’epistemologia della PNL è inesistente; se c’è, è stata creata a posteriori. Ed invece i due Autori hanno insistito su una sovrastruttura che essa non ha né hai mai voluto avere.
Ancora più dei 5 anni con Robert Dilts, Steve Gilligan, Norma e Phil Barretta, i 4 anni e mezzo al fianco di John Grinder mi hanno portato a capire che l’essenza della PNL altro non è se non il modeling ed il metamodello, ed entrambe le attività sono molto più spontanee che codificate. I bambini sono esempi eccellenti di entrambi gli aspetti, ed i bambini non hanno costruzioni epistemologiche. Osservano il mondo e lo riproducono, senza sovrastrutture cognitive, e con la reiterazione dell’esperienza raffinano la loro percezione del mondo.
Questa è la vera PNL. Il sottotitolo di un libro della “premiata ditta B&G” la definiva “la struttura dell’esperienza soggettiva.” Ma questo non deve trarre in inganno, usando l’assioma la mappa non è il territorio per giustificare la diversità delle persone e quindi attaccare, come quei due ieri sera hanno fatto, il modello. Primo perché sostanzialmente modello non c’è. Seconda di poi perché l’atteggiamento che Bandler e Grinder ebbero di fronte al modeling era di assoluta trasparenza ed esame senza nessun filtro, una sorta di verismo letterario applicato al comportamento facendolo seguire dal metamodello orientato verso il risultato desiderato
Proprio in occasione di una recente intervista per un libro, da me tradotta, era lo stesso John Grinder ad affermare che i bambini sono ottimi pnlisti, che osservano, modellano ed intervengono sulla base del risultato che si pongono. E che lo fanno in nome dell’efficienza, che spesso si traduce in eccellenza, ciò che permette il raggiungimento del miglior risultato con il minimo sforzo, quindi l’utilizzo ottimale delle risorse, anche questo in barba a tanti modelli di eccellenza generati da una distorta visione della PNL che alla fine sembra fare il verso alle forme più estreme e distorte di eugenetica.
Diffidiamo quindi di chi ci dice cos’è la PNL, ed impariamo da chi la fa.
Cos’è la PNL?
Published: 21 January 2010 6:23 PM UTCPosted in: Business & Coaching, PNL & miglioramento